Gallery >> Il Castello Colonna

Le vicende del Castello sono legate senza dubbio a una delle famiglie più potenti del Lazio: i nobili Colonna. Il castrum vanta origini antichissime, risalenti addirittura all'XI secolo. A quella data l’aspetto del palazzo tradiva un'origine certamente difensiva: due torri angolari, inglobate in un recinto murario, controllavano l’antica via Claudia dall’alto dello sperone tufaceo su cui si ergevano. L’inizio della dominazione della famiglia Colonna è attestato al 1151 quando papa Eugenio III concesse ad Oddone I e ai suoi discendenti il possesso in perpetuo.

L’autorità del potente casato romano, se si eccettua la breve parentesi di papa Alessandro VI Borgia tra il 1501 e il 1503, si protrasse ininterrotta fino al XX secolo determinando così il cronologico innesto di diverse facies che oggi costituiscono complessivamente l’aspetto del castello. Ci si riferisce in particolare alla graduale “sbozzatura” che subì il primitivo blocco fortilizio e che progressivamente condusse un ingentilimento degno di una residenza signorile. Il primo intervento in tal senso è da riferirsi all’operato di Papa Martino V, al secolo Oddone Colonna, al quale si fa risalire l’origine del “Palazzo del Signore”.

Il palazzo poi, grazie ai successivi interventi del XV e VVI secolo assume quell'aspetto, certamente aggiornato sui modelli rinascimentali ,di un palazzo con cortile.

A Filippo I Colonna viene fatta risalire la committenza degli affreschi della cappella, situata al primo piano dell’ala Est, raffiguranti paesaggi e scene sacre. Dopo diverse attribuzioni, il rinvenimento degli atti di pagamento ha reso certa l’esecuzione degli affreschi al pittore Marzio Ganassini, completati tra il 1616 e il 1617.


Al Cardinale Girolamo (XVII sec.) è da ricondurre la definitiva sistemazione del loggiato meridionale aperto verso il cortile centrale con una struttura di due ordini di colonne sormontante un portico a tre fornici che si sovrappose alla pregressa struttura di XV secolo.

 

La vocazione al contemporaneo:

Lasciato in stato d’abbandono dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale il Castello venne acquistato dall’amministrazione comunale di Genazzano nel 1979 la quale subitaneamente cercò di sfruttare le suggestioni di piranesiana memoria evocate dal maniero con un primo grande evento: la mostra Le Stanze curata da Achille Bonito Oliva nello stesso anno e di cui traccia indelebile è il mosaico realizzato da Francesco Clemente. Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pierpaolo Calzolari, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Maurizio Mochetti, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Vettor Pisani,  Salvo e Gilberto Zorio furono i primi artisti che nel 1979 vivificarono le vestigia di una struttura che la guerra e la secolare incuria avevano reso fatiscente e in gran parte inagibile.

La vocazione al contemporaneo era ormai data e questo primo evento non rimase isolato. Seguirono per tutto il corso egli anni ’80 altre importanti manifestazioni tra cui ricordiamo, nel 1982-83 , il progetto La Zattera di Babele curato da un nutrito numero di artisti e critici (tra cui si ricordano Carla Tatò, Carlo Quartucci, Giulio Paolini, Roberto Lerici, Jannis Kounellis, e Germano Celant). La manifestazione si caratterizzò per il suo indirizzo itinerante e sperimentale rendendo il piccolo centro prenestino la scenografia di un teatro globale, aperto ad ogni sperimentazione.

 

 

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